Il baito in inverno - Acquerello
Lungo il pendio scosceso incontro un tipico baito di montagna.
Il pallido sole pomeridiano esalta la sua struttura, costruita con sassi
che la vecchia malta riesce ancora a tenere saldamente uniti.
Nel fitto silenzio invernale ascolto lievi rumori che salgono dalla valle.
La neve si è sciolta nonostante il freddo pungente
e lascia spuntare qua e là qualche ciuffo verde, del colore del muschio.
L'atmosfera è così magica che mi avvolge e mi trattiene.
E' allora che il pensiero vola lontano,
al mio piccolo mondo incantato,
alle scorribande di bambino allegro e vivace
appena oltre la casa della zia Berta, in Contrà Salgarola.
Grande era la gioia che provavo nell'avvicinarmi alle nude siepi,
incurante della neve fresca nella quale affondavo fino al ginocchio,
quando il cinguettio di un piccolo uccello, pettirosso
o scricciolo che fosse, scuoteva l'aria tranquilla e tersa.
Fissavo a lungo stupito e immobile quel fremito di piume,
quei saltelli veloci tra i rami spogli - poche foglie raggrinzite
interrompevano lo slancio diritto verso il cielo -
la sensazione di beatitudine che provavo era del tutto naturale.
Non il freddo, non la fame, non i pericoli, nemmeno il buio
e tantomeno la paura potevano turbare un'esistenza così serena.
Vita vera, semplicemente e inconsapevolmente Vita.
Con delusione, sempre, accoglievo la fine di quella breve avventura:
un frullio d'ali più deciso allontanava il fragile esserino
se la mia eccessiva curiosità tentava appena un passo,
per osservare da più vicino una meraviglia della vita.